Chi č pratico della zona li conosce da sempre, sicuramente passandovi
davanti anche i più distratti vi posano lo sguardo: sono i resti
del Monastero di San Michele detto "alla
Verruca" per la vicinanza con l'omonima
fortezza. Sino a pochi anni fa
dell'intero complesso non rimaneva che visibile l'abside ed alcune tracce
di muro che lasciavano presupporre la sua pianta a Tau. Nel 1996
è iniziata una campagna di scavi che ha lentamente svelato gli
aspetti più nascosti di questo importante ed affascinante monastero.
Fondata, secondo la tradizione , sul finire dell’anno Mille dal
Marchese Ugo di Toscana che, in seguito ad una visione
mistica, decise “pro remedio animae sue” di far
costruire sette chiese tra le quali la nostra. Dall’analisi delle
fonti documentarie appare però chiaramente quanto questa credenza
sia infondata, in quanto la chiesa risulta già citata nell’
861, poichè già in quell’anno si
ha infatti la prima la prima menzione di una “... Ecclesie
et rebus meis illis in locho Verruchula, chujus vocabuli est beati S.Angeli...”.
Altro documento è quello dell’anno 913
“...Ecclesia illa cui vocabulum est beatissimi S.Angelis sita
loco ubi vocitatur Veruchula...”. Da tale documento però
non si ricavano ulteriori informazioni, cosa che accade invece con il
documento del 4 maggio del 996 nel quale all’appellativo
di Chiesa si aggiunge quello di “ Monasterio ”, segno di
un’evoluzione sia in senso strutturale che d’importanza.
Probabilmente si può pensare all'intervento del Marchese Ugocome
ad un intervento di donazione di nuovi beni o concessione di privilegi
che avrebbero permesso alla chiesa di evolversi in Abbazia e di acquistare
quindi un maggior prestigio.
Per giustificare la presenza di ruderi così imponenti in una
zona che attualmente è lontana da qualsiasi forma di insediamento,
bisogna riandare con la mente periodo della sua fondazione (X
sec) quando la zona era situata lungo le vie montane che dalla
pianura pisana portavano verso il versante lucchese del Monte Pisano.
Si trattava quindi di una zona di passaggio, lontana sì da Pisa,
ma non periferica come è attualmente. Bisogna poi dire che il
Monte Pisano è stato, fin dai secoli immediatamente posteriori
alla diffusione del cristianesimo, luogo eletto per lo stanziamento
degli eremiti, che in una sorta di disprezzo della
gente corrotta, si ritiravano in solitudine a pregare. Molto spesso
le cappelle erette per ricordare questo o quell'eremita (che spesso
moriva "in odor di santità") divenivano successivamente
sede di insediamenti più consistenti. Sicuramente la presenza
di un'abbazia sul monte testimonia una vitalità dellla zona che
solamente col XV sec. iniziò a perdere di importanza.
Gli scavi archeologici, diretti dal Prof. Sauro Gelichi
dell'Università "Cà Foscari" di Venezia, in
collaborazione con l'Archeoclub di Pisa ed i Comuni
di Vicopisano e Calci, hanno oramai chiarito
le principali fasi di questo sito, dal monastero benedettino
noto a partire dal tardo X secolo sino all'abbandono
del tardo XV sec. in seguito alla guerra tra Pisa e
Firenze.
Si è evidenziato che il monastero è stato realizzato
in un'area dove le fonti scritte ricordano l'esistenza di una cappella
privata almeno dal secolo IX. Lo scavo ha fino ad oggi consentito di
individuare l'area occupata dal complesso monastico
e di mettere in evidenza i resti della chiesa abbaziale, del chiostro
e degli ambienti annessi (sala Capitolare, cucine, refettorio,
strutture di servizio e magazzini).
Il progetto prevede l'individuazione e la comprensione della sequenza
insediativa nella lunga durata (dal medioevo all'età moderna),
l'analisi delle tecniche costruttive e dei manufatti,
lo studio dei resti osteologici umani e l'analisi delle
strutture murarie.
Per arrivare agli scavi ed alla fortezza della
Verruca, basta proseguire dalla Piazza Cavalca
di Vicopisano lungo la strada che passa davanti alla Chiesa
di S. Maria, sorpassare il ponticello sul Rio Grande, e dopo
un centinaio di metri imboccare la Via della Verruca
che inizia sulla sinistra. Per raggiungere il Monastero si dovranno
percorrere circa 5-6 Km di strada (dei quali più
della metà non asfaltata), ma una volta giunti sul luogo la bellezza
dell'ambiente e la stupenda vista ripagherà della scarsa comodità
del viaggio.
Ulteriori informazioni le potete rintracciare sul sito
del Prof.
Sauro Gelichi