LE ORIGINI
Le fonti documentarie certe non ci indicano l’epoca della fondazione
della fortezza ma testimoniano che la Rocca esisteva sicuramente prima
dell’anno Mille.
Infatti la prima menzione del Castello della Verruca si ha in un documento
del 21 Luglio del 996 , giorno in cui l’Imperatore
Ottone III conferma a Majone, abate di S.Salvatore di Sesto, tutti quei
beni che l’abbazia possedeva precedentemente tra i quali è
citata anche la Verruca “... Rocca etiam que dicitur Verruca
... ” e l'abbazia di San Michele alla Verruca.
Si viene quindi a delineare sin da prima dell’anno Mille un importante
nucleo costituito da due distinti insediamenti : la Rocca
posta sulla sommità del colle e la Chiesa
di S. Michele Arcangelo
posta alla base dello stesso.
E’ ipotizzabile che attorno a queste importanti strutture si sia
ben presto sviluppato un borgo, di cui rimane traccia in documentazioni
successive le cui strutture erano visibili perlomeno sino agli inizi
del nostro secolo.
Altro importante documento è quello redatto a Bamberga il 25
Aprile dell’anno 1020 dall’imperatore Enrico II, che conferma
a Benedetto abate di S. Salvatore di Sesto i possessi del monastero
e tutte le sue dipendenze tra le quali viene menzionata la Rocca della
Verruca “ Roccam quae dicitur Verruca ”.
E’del 1192 un registro di censi della Chiesa Romana in cui parlando
del Monastero della Verruca viene nominata la fortezza “ ..et
pro quodam campo juxta Rocam ”
A nostro parere riveste un certo interesse il diploma imperiale del
12 Giugno 1209 poiché cita entrambi i luoghi che costituiscono
il complesso abitativo della Verruca ed anzi deputa il castello “
Verruca arcem ” alla custodia del Monastero, rafforzando
ancora di più il legame che doveva intercorrere tra la fortezza
ed il luogo di preghiera.
Anche Enrico VII, dimorando a Pisa nel 1313 conferm ando il castello
della Verruca alla Repubblica Pisana, nomina entrambi i siti “
Monasterium Sancti Michaelis Archangeli situm infra Castellum, quod
dicitur Verruca” .
LA VERRUCA NELLE GUERRE TRA PISA E FIRENZE
Per la storia successiva del sito è opportuno, a questo punto,
fare riferimento all’opera degli storici che a partire dal Rinascimento
hanno narrato le vicende belliche che si sono svolte attorno alla Verruca
.
Risultano molto preziosi tre scrittori cinquecenteschi, P.Giovio, S.
Ammirato e L. Sfrenati che nelle loro opere raccontano della Verruca,
che per forza di cose fu protagonista di scontri ed assedi. Si viene
così a sapere che la prima volta che cadde in mano fiorentina
fu nel 1404, a seguito di un tradimento del signore
di Pisa Gabriello M.Visconti che la vendette ai nemici.
Fu riconquistata nel 1431 da Niccolò Piccinino,
capitano al soldo dei visconti di Milano “il secondo giorno
di primavera, Niccolò Piccinino comparve nel lucchese ed inoltrato
nel pisano si impadronì di Asciano e di tutta la valle di Calci.
Due giorni dopo ebbe la Verruca ” ; ma nel luglio dello stesso
anno i fiorentini poterono riconquistare la Rocca e tenerla fino all’anno
1494 quando, grazie all’intervento di Carlo VIII
i Pisani riacquistarono la libertà e rioccuparono tutte le fortezze,
compresa la Verruca.
Nonostante i numerosi tentativi di riconquista da parte dei Fiorentini,
tra i quali è da ricordare quello del 1498 capeggiato
da Paolo Vitelli, la Verruca rimase presidio pisano sino al 1503
quando cadde sotto l’assalto delle truppe francesi guidate dal
Capitano del Re di Francia Jacques de Silly, Balì di
Caen (citato nelle fonti come Balì d'Occan).
I fiorentini, di nuovo in possesso della fortezza e consci della sua
importanza, decisero di fortificarla ulteriormente ed incaricarono del
progetto il più famoso ingegnere militare del tempo : Leonardo
da Vinci.
Scrive infatti Pier Francesco Tosinghi, commissario del campo fiorentino
presso Pisa “ Lui stesso [Leonardo] e compagnia arrivò
qui e gli mostrammo tutto e noi pensiamo che egli ami molto la Verruca
essendo ben adatta al suo gusto... oltretutto disse che stava pensando
di renderla inespugnabile, ma per ora era cosa da mettere da parte perché
il maggior bisogno è a Libafatta, la quale non è una piccola
impresa da essere sottovalutata. Questa(la Verruca)dovrebbe essere riparata
per fornire sufficente protezione e poi essere munita per il perfezionamento
richiesto”. Leonardo tornò alla Verruca nel mese di
luglio del 1503, periodo in cui stava elaborando i
suoi progetti per la deviazione dell’Arno e sicuramente scelse
come punto di osservazione, del corso del fiume, questo luogo. E’
riferibile a questo periodo tutta la serie di vedute dei Monti Pisani
e della piana di Pisa contenute nel codice di Madrid II.
Che la Verruca fosse importante lo si deduce anche da una lettera scritta
da Niccolò Machiavelli “ ...pensiamo che subito voi
harete già pensato di andare avanti et levarvi dianzi ali ochi
la Verrucola, la quale ci è sempre stata una continua molestia
et uno impedimento ad codesti nostri luoghi all’intorno, et adiuto
non picciolo alli inimici ”.
Dello stesso parere il Guicciardini quando scrive “ è
il sito della Verrucola, piccola fortezza fabbricata sopra un alto monte
di molta importanza, perchè vicina a Pisa 5 miglia, non solo
è opportuna ad infestare il paese circostante insino sulle porte
di quella città, ma ancora a scoprire tutte le cavalcate e genti
che n’escono.”
Il 17 maggio 1504 si comunica a Firenze che Antonio da Sangallo di ritorno
da Ripafratta “ farà la via della Verruca per vedere
se vi manca nulla ” fra luglio ed agosto dello stesso anno
vennero inviati alla Verruca, sicuramente per decisione del Sangallo,
trenta scarpellini per completare al più presto i lavori cominciati.
Oggi ad un attento esame delle strutture superstiti, si può rintracciare
questo intervento nel cordone a gocciolatoio che corre lungo l’intero
perimetro della fortezza, segno di un intervento curato secondo le tecniche
più aggiornate, pur nei limiti di un operazione di modeste dimensioni.
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