Gli inizi dell'età Moderna vedono Vicopisano oramai
saldamente in mano a Firenze. Col
1509 si esaurisce la ribellione
pisana, che aveva tenuto impegnata la Repubblica Fiorentina sin dal 1494,
e da questo periodo in poi l'antica Repubblica Marinara entrerà
a far parte a pieno titolo della Toscana Medicea. Dopo un breve periodo
di rivolgimenti politici coincidenti con la discesa in Italia dei Lanzichenecchi
al soldo dell'imperatore Carlo V, col 1530 a Firenze si afferma la dinastia
medicea, che con
Cosimo I pone grande attenzione alla ricostruzione
di Pisa e del suo contado, devastati da un secolo e mezzo di guerre. In
quest'ottica vanno letti gli interventi che a partire dal
1560
si susseguono nella nostra zona tutti volti a migliorare la situazione
idrogeografica tra Bientina e Vicopisano. Nel 1560 si pone mano alla
deviazione
dell'Arno dalle mura di Vicopisano e Bientina (con il nuovo corso
rettilineo da Montecchio a San Giovanni alla Vena) e contemporaneamente
si scava la
Serezza Nuova, che contribuiva a far defluire le acque
dal Lago di Bientina all'Arno. Nel
1655 fu nuovamente escavato
il vecchio tracciato della Serezzina, che assunse anch'essa il nome di
Serezza Nuova, ed infine nel
1755 si pose mano ai lavori
del
Canale Imperiale, che sostituì il vecchio tracciato
della Serezza escavato nel 1560. Alla confluenza del Canale con l'Arno
furono costruite le imponente
Cateratte Ximeniane, opera dell'ingegnere
Leonardo Ximenes, che ancora adesso possono essere ammirate in
località
Riparotti
Il Vicariato di Vicopisano, detto
originariamente «Vicariato delle valli dell'Arno e del Serchio»
aveva il suo centro in Vicopisano che perciò era la sede della
corte e del Vicario. La sua giurisdizione si estendeva su tutto
il territorio compreso tra la riva destra dell'Arno e il confine dello
stato di Lucca, più una larga striscia del territorio sulla riva
sinistra dell'Arno a partire da Pontedera e suoi dintorni fino alle
porte di Pisa. I comuni o comunità che facevano parte del Vicariato
di Vicopisano erano raggruppati in 3 podesterie che prendevano nome
dal centro più importante. Esse erano: Vicopisano, Cascina-Pontedera
e Ripafratta. Tuttavia i Comuni di Buti e di Bientina, che
appartenevano giuridicamente alla podesteria di Vicopisano, godevano
di particolari privilegi e autonomie, che gli derivavano dai diversi
modi in cui erano entrati a far parte del Dominio Fiorentino. Tra le
podesterie dipendenti da Vicopisano, « anomala » fu quella
di Cascina, in quanto comprendeva anche Pontedera con cui condivise
il podestà, almeno fino al 1772, quando fu promossa a Vicariato.
Dal punto di vista sociale dobbiamo dire che la situazione politica,
oramai più tranquilla e non più costellata da guerre,
contribuì a far sviluppare varie attività artigianali,
che sicuramente avevano contraddistinto la zona anche nei secoli precedenti
e che ne caratterizzeranno anche le produzioni successive. L'agricoltura
era l'attività che maggiormente interessava la popolazione,
inoltre soprattutto nel XVI sec., in tutta la zona si rileva
una notevole produzione di seta, che doveva servire per le produzioni
manifatturiere fiorentine, mentre i paesi che sorgevano lungo l'Arno
si dedicavano ai trasporti fluviali mediante i Navicelli. Oltre a queste
attività generalizzate si assiste ad alcune specializzazioni
produttive: mentre San Giovanni alla Vena è già
caratterizzata da una attività ceramica, ad Uliveto si
registrano attività di estrazione di calcare per farne calcina.
Buti (che sino ad oltre la metà dell'Ottocento farà
parte del Comune di Vicopisano) era caratterizzato dalla produzione
di Olio, ma era già noto per l'attività di lavorazione
delle ceste di castagno. Vicopisano, perso il suo ruolo di avamposto
militare ed economico di Pisa, ripiega sull'attività agricola
e mantiene una certa importanza come centro politico locale, grazie
alla presenza del Vicario, del Cancellierie, del Tribunale
e delle Carceri Vicariali.
Più in generale nel periodo fra XVI e XVII secolo
si assiste ad una sorta di riconversione economica in tutta la Toscana:
vengono infatte abbandonate le tradizionali attività mercantili,
che avevano reso Firenze ricca e potente, a vantaggio delle attività
agricole legate allo sfruttamento estensivo degli appezzamenti di terra.
Proprio il territorio pisano ed anche la nostra zona viene interessata
da forti acquisti di terreno da parte della classe dirigente fiorentina,
a cui si affianca a partire dalla metà del '500 la nobiltà
pisana. Tra i numerosi possidenti sono da enumerare i Medici, che sino
alla metà del '700 avranno la gestione diretta della Fattoria
di Vicopisano.
Il prevalere degli interessi agricoli su quelli commerciali e marcantili
rese la nostra zona assai importante, proprio per la notevole estensione
delle pianure, associata alla forte presenza di vie d'acqua che rendevano
assai semplice il trasporto fluviale delle merci. Ad esempio nel 1631,
durante l'epidemia di peste che stava imperversando in Italia, Firenze
fu dichiarata in quarantena e tutte le attività commerciali furono
bloccate, ma il rifornimento alla città del grano (proveniente
da Livorno) , fu assicurato proprio dai navicellai del nostro
vicariato, proprio per la loro vicinanza al porto labronico e per la
loro dimestichezza con i trasporti fluviali.
E' comunque da rilevare che la zona, oramai periferica, per tutto il
periodo moderno non registra avvenimenti di una qualche rilevanza, eccettuati
quelli che possono essere registrati per molte altre comunità
toscane (carestie durante il XVII sec., peste del 1630-1633, ecc.).
Con il passaggio del Granducato di Toscana in mano ai Lorena (1737)
comincia una stagione di cambiamenti, specialmente sotto la spinta riformatrice
ed "illuminata" di Pietro Leopoldo di Asburgo Lorena (1765-1789),
che coinvolgerà anche le piccole comunità periferiche
come Vicopisano.
A livello amministrativo con il 1776 si assiste ad una cambiamento
radicale, per cui tutte le piccole Comunità locali che sino ad
allora avevano avuto i loro consigli e si erano autogovernate, vengono
riunite sotto la Comunità di Vicopisano e governate da un unico
Consiglio; questo atto rappresenta la nascita del Comune così
come le intendiamo oggi, mentre parallelamente si limitano i poteri
del Vicario, nel tentativo di razionalizzare le forme di governo locale
con la creazione di un ceto dirigenziale più al passo coi tempi.
Sempre grazie alla mentalità illuministica e fortemente in anticipo
sui tempi del Granduca Pietro Leopoldo, nel 1786 viene abolita
in toscana la pena di morte (30 Novembre), e proprio in
seguito a tale editto il 22 Febbraio 1787 anche a Vicopisano
vengono demolite le forche e gli strumenti di tortura, che sino
ad allora avevano fatto mostra di se all'ingresso del paese, all'inizio
della salita in Loc. Via Crucis.
A livello economico viene avviata la stagione delle allivellazioni,
mediante le quali i grandi patrimoni terrieri ed immobiliari accumulati
dalla nobiltà e dagli enti ecclesiastici, specialmente questi
ultimi intoccabili e protetti da fedecommessi e manomorte,
vengono vendute nel tentativo, raggiunto parzialmente, di creare un
ceto di piccoli proprietari terrieri ed un benessere più diffuso
e meno concentrato nelle mani dei grandi proprietari. In seguito a tale
processo anche il patrimonio della Fattoria Granducale di Vicopisano
viene smembrato ed affidato mediante livello (contratto di affitto
prolungato nel tempo) a più proprietari.
Assai importante per Vicopisano è la soppressione del Convento
dei Francescani (1782), per cui la chiesa (che venne distrutta e
sostituita da una villa nel 1838), il convento e la Rocca entrano in
possesso di privati, nonostante il tentativo della Comunità di
acquistarli.
Con il 1799 anche la Toscana viene conquistata militarmente dall'esercito
napoleonico, comincià così anche per il nostro territorio
un periodo contrastato, fatto di ombre e di luci, in cui si alternano
notevoli cambiamenti in positivo (come la creazione di una vera categoria
di professionisti dell'amministrazione, le vaccinazioni obbligatorie
contro il vaiolo, lo sfruttamento razionale delle colture) ed altri
assai meno positivi come la forte tassazione a cui furono sottoposte
le popolazioni per sostenere le guerre, o la forte dipendenza economica
della Toscana dalla Francia. Le popolazioni sopportarono l'avvento del
nuovo padrone con la consueta rassegnazione, mentre la parte più
avanzata della società vicarese fu ben felice dell'arrivo delle
truppe Napoleoniche (fu eretto l'albero della libertà
nella Piazza di Vicopisano) spinto dalle speranza di cambiamento legato
alle idee della Rivoluzione Francese. L'unico episodio di un certo rilievo
è legato ad un furto di una notevole quantità di grano
a Caprona, a cui seguì una rappresaglia delle Truppe francesi,
con l'arresto di numerosi abitanti tra i quali anche il pievano del
luogo. Ben presto agli entusiasmi iniziali subentrò un malcontento
(legato soprattutto all'eccessiva tassazione a cui accennavamo) ma non
si registrarono mai più episodi di manifesta ostilità
al governo francese.
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