Cos'è
Pastasciutta Antifascista dei Fratelli Cervi, 25 luglio
Circolo ARCI L'Ortaccio, alle ore 20:00, a 80 anni da quella offerta a Campegine, Reggio Emilia, per festeggiare la caduta del Fascismo
Il 25 luglio del 1943 cadde il Fascismo e la Famiglia Cervi organizzò una grande festa, offrendo la famosa pastasciutta a tutta la popolazione sull’aia della loro casa. Nelle pentole vennero cotti dieci quintali di pasta e giunsero a mangiare i vicini, i parenti, gli amici, i paesani.
La popolarità dei Cervi aveva ormai superato i confini di Gattatico e, con l’arrivo dei nazisti in Emilia, la loro cantina e il loro fienile divennero depositi per le armi dei partigiani che andavano in montagna.
Anche loro, seppur per un brevissimo periodo, provarono la via dei monti, dove ebbero contatti con il parroco di Tapignola, Don Pasquino Borghi, ma capirono presto che la Resistenza in montagna non era ancora sufficientemente organizzata.
Così tornarono ai Campi rossi poiché ritennero fosse più importante rimanere in pianura e mantenere i collegamenti con i primi nuclei partigiani che andavano formandosi, nascondendo le armi e diffondendo la stampa clandestina. I fascisti non tardarono però a stroncare l’intensa attività cospirativa dei Cervi e all’alba del 25 novembre 1943 un plotone di militi circondò l’edificio, in parte incendiandolo. Al termine della sparatoria i sette fratelli, dopo essersi arresi, vennero catturati e condotti al carcere politico dei Servi a Reggio Emilia. Stessa sorte toccò al padre Alcide che non volle abbandonarli, al compagno partigiano Quarto Camurri e ad alcuni ex prigionieri alleati, tra i quali Dante Castellucci che si fece passare per francese.
Alla fine la casa della famiglia venne completamente bruciata dai fascisti, con le donne e i bambini abbandonati in strada.
Papà Cervi era ancora in cella e non fu nemmeno informato quando i suoi figli vennero condannati a morte e fucilati al poligono di tiro di Reggio, alle 6:30 del 28 dicembre 1943.
Inoltre, sempre nella stessa data, ma un anno dopo, il 25 Luglio del 44 , nel Comune di Vicopisano i nazisti trucidarono la famiglia Petri, il padre e i due fratelli di Piero Perfetto Petri. La data per la sezione ANPI di Vicopisano, chiamata appunto " Petri" in onore di quelle vittime, ha un duplice ricordo di dolore.