Cos'è
Unda di Lu Mari, coro polifonico sardo, in concerto nella Pieve di Santa Giulia a Caprona
Domenica 18 dicembre alle 17:00, ingresso libero e gratuito
Il coro polifonico sardo Unda di Lu Mari sarà in concerto, domenica 18 dicembre, nella Pieve di Santa Giulia a Caprona. Questi i titoli in scaletta: Celeste Tesoro, Notte de chele, Sos Pastores, Magnificat, Su Ninnieddu, Naschid'est e Ninna Nanna di Tonino Puddu.
La disposizione dei cantori è quella tradizionale in cerchio.
Unda di lu mari è attualmente composto da : Paolo Caggiari, Mario Cannas, Costantino Cossu, Marco Galleri, Francesco Goddi, Davide Lanzellotti, Alessandro Marras, Ivano Miscali.
Unda di lu Mari ha origine a Pisa nel 2005 e nasce in seno al coro polifonico sardo “Sa Oghe Noa” come tentativo di ricerca e divulgazione di sonorità endemiche, più antiche e meno diffuse dei canti con impostazione polifonica classica. Ha preso come riferimento gli stili di canto “a Taxa” tipico della Gallura e “a concordu” tipico del centro Sardegna i quali, da secoli, mantengono inalterata la loro originalità e struttura, seppur nei paesi in cui ancora sopravvivono si siano sviluppate delle espressioni proprie.
Queste espressioni, finora confinate nella realtà paesana e isolana, costituiscono l’oggetto che il coro intende divulgare in territorio continentale con l’obiettivo di offrire uno spettro quanto mai completo della musicalità sarda nell’ambito di rassegne corali e celebrazioni religiose.
Il repertorio vede associati canti tradizionali sacri in latino, tipici dell’accompagnamento dei riti liturgici e paraliturgici della Settimana Santa, e canti folkloristici di contenuto profano che comunque utilizzano melodie di derivazione sacra.
L’esecuzione dei canti avviene mediante l’accordo fra quattro voci, rispettivamente dal grave all’acuto: Bassu, Contra, Tenori e Trippi (Oche e Mesu Oche nel canto “a concordu”); può aggiungersi nel canto “a taxa” l’ulteriore voce del Falsittu che rappresenta fra le precedenti quella più acuta.
È nei nostri cuori la speranza di poter essere, un umile strumento di propaganda dei nostri costumi, manifestando immensa gratitudine a chi, da sempre, ha mantenuto in vita un tesoro culturale e spirituale cosi prezioso.