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Le frazioni

San Giovanni alla Vena, Uliveto Terme, Lugnano, Caprona e Cucigliana, oltre alle più piccole Cevoli, Guerrazzi e Noce sono le frazioni che impreziosicono il territorio di Vicopisano.

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Descrizione

Chiesa

Particolarità delle "frazioni" è che non sono assolutamente una mera suddivisione amministrativa ma sono delle realtà che, pure nella loro limitata estensione, hanno una forte individualità che ben si rispecchia nel tradizionale "campanilismo" toscano.

I motivi di questo forte radicamento sono da rintracciarsi nelle diverse Storie che nei secoli hanno contraddistinto questi borghi: ognuno di essi aveva una propria attività ben specifica, diversi sbocchi commerciali e qundi interessi diversificati, per cui si sono maturate delle coscienze di forte appartenenza alla propria Comunità.

Comprese in una striscia di terra tra il corso del fiume Arno e le pendici del Monte Pisano, in un ambiente naturale poco adatto alle coltivazioni estensive, questi piccoli centri furono a trascurare l'agricoltura per dedicarsi ad altre attività: la ceramica (San Giovanni e Cucigliana), le cave di calcina (Uliveto e Caprona ed in seguito anche San Giovanni) ed i trasporti fluviali effettuati dai Navicellai (tutte le frazioni).

Tutti gli insediamenti del lungomonte, insieme a Vicopisano, assunsero durante il Medioevo una particolare importanza per la vita politica ed economica di Pisa; essi furono punti di difesa militare del territorio e centri di proprietà fondiaria per alcune delle famiglie più in vista della aristocrazia pisana. Caduto l'interesse strategico-militare della zona dopo la conquista fiorentina, non cessò tuttavia in questa campagna, fertile e adatta a coltivazioni diversificate, l'investimento nella proprietà terriera da parte di importanti casate. Esse, a partire dal XVI secolo, scelsero questi luoghi ameni e tranquilli per edificare le loro sontuose ville residenziali, che ancora oggi sopravvivono in tutto il territorio comunale vicarese.

CAPRONA

Esistente già in età romana, Caprona nel corso del Medioevo fu sede di un castello (documentato dal 1051), situato probabilmente sul colle che sovrasta il paese, forse proprio su quello spuntone roccioso dove oggi è ben visibile l’ottocentesca Torre degli Upezzinghi, il simbolo del paese, nonchè uno dei luoghi più caratteristici di tutto il lungomonte pisano. Teatro di numerose contese tra Pisani e Fiorentini che a lungo si disputarono queste zone, il castello venne poi smantellato dai Fiorentini nel 1433. Da allora Caprona perse la sua importanza militare e ripiegò su attività più redditizie, quali la navigazione fluviale e lo sfruttamento delle cave di calcare. Sembra che proprio a Caprona il Granduca Cosimo I fece costruire una villa o residenza di caccia, di cui non si ha purtroppo più traccia, probabilmente perchè è stata inghiottita dalle cave di calcare. Un'altro dei motivi di interesse di Caprona è il bellissimo contesto naturale in cui si trova per cui, spostandosi poche centinaia di metri dalla trafficata Via Vicarese, ci si trova immersi in un ambiente naturale assai particolare, fatto di macchia mediterranea che cresce sulle rocce calcaree ma anche di pinete rigogliose, ambiente reso ancora più affascinante dalla presenza delle cave che, creando dei terrazzamenti naturali a quote elevate, generano panorami mozzafiato, con una possibilità di spaziare su tutta la vasta pianura pisana sino a Livorno ed alle isole dell'Arcipelago Toscano.  

In posizione leggermente periferica, nell’immediata campagna che circonda il paese, è posta la pieve di Santa Giulia. Ricordata con sicurezza dal 1096, le strutture architettoniche testimoniano che la chiesa fu però costruita intorno al IX-X sec. sebbene in dimensioni più piccole rispetto all’attuale.Non troppo distante dalla pieve è posto il palazzo Luperi Centoni, di struttura medievale ma di aspetto oramai settecentesco.

CUCIGLIANA

Anche per Cucigliana si può ipotizzare facilmente una origine romana (per gli stessi motivi che abbiamo già descritto per Lugnano). Questa località è nominata già nell 'anno 876 come facente parte di una "curtis", ovverosia di una azienda agricola altomedievale, di proprietà del Vescovo di Pisa. Scarse le notizie relative al medioevo ed anche in poca moderna non vi sono avvenimenti di rilievo.Le attività che un tempo caratterizzavano il paese sono la navigazione fluviale mediante navicelli ed alcune lavorazioni di ceramica. Lungo la strada principale è posta la chiesa di Sant'Andrea Apostolo. Ricordata dal 1063, la chiesa originaria si trovava nelle vicinanze del campanile articolato in una base in pietra di origine medievale (ornata da fregi lapidei) ma conclusa da un coronamento settecentesco.distrutta dalle piene dell'Arno, fu ricostruita intorno al 1700 nella posizione attuale come semplice cappella, per poi subire nel tempo vari ampliamenti e trasformazioni, culminate in quelli della seconda metà del XIX secolo.L'interno, ad aula unica, conserva un altare laterale del 1826, quello maggiore datato 1789, e, nella cappella del Rosario, un ciclo di dipinti parietali raffiguranti quadrature, i Santi Domenico e Rosa da Lima, varie scene della Passione di Cristo, l'Annunciazione e Cristo nell'orto, in gran parte eseguite dal fiorentino Ferdinando Folchi nel 1863. Sulla parte opposta della strada è situato il già citato campanile della chiesa.Sulla piazza davanti alla chiesa vi è il Monumento ai Caduti della I Guerra Mondiale, eseguito da R. Capovani.Sulla facciata del palazzo, posto al n. 38 della via Vecchia Vicarese, è apposto un tabernacolo seicentesco con la Vergine col Bambino e Santi.

LUGNANO

Il nome di questo paese ne indica chiaramente l'origine romana; deriva infatti da un fundus Lunianus, ovverosia "appezzamento di terra appartenente a Lunius". Tale tipologia di nomi, assai frequenti nella nostra zona, viene definita "prediale romano" cioè nomi che derivano da appezzamenti di terra ("predius") appartenuti a soldati romani. Infatti attorno all'80 d.c. tutto il territorio circostante a Pisa fu suddiviso in lotti di terra che furono distribuiti in premio ai veterani dell'esercito. Alcuni di questi appezzamenti agricoli dettero vita a forme di insediamento stabile che mantennero inalterato l'antico nome romano anche in epoca medievale. Nonostante l'origine romana di quel periodo non rimane nessun reperto, e la prima menzione certa di Lugnano è del 1005 e nei secoli successivi viene menzionata in atti in cui si parla di proprietà laiche e religiose legate alla città di Pisa. Le attività più rilevanti in epoca moderna sono state la navigazione fluviale e le ceramiche artigianali. Sulla piazza principale è posta la chiesa dei Santi Quirico e Giulitta, documentata a partire dal 1137, ma successivamente più volte ristrutturata. Appena fuori dal paese è posta la chiesa di San Giorgio, già citata nel 1372 ma profondamente rimaneggiata nel Settecento e poi in gran parte ricostruita in stile romanico nel 1939, sono conservati i consistenti resti della villa fatta costruire dall'abate camaldolese Guido Grandi (1671-1742).

NOCE

Lungo la via Vicarese in direzione di Pisa, si incontra l'abitato di Noce, posto ai piedi della Verruca. La località, documentata a partire dal 970, è interessante per la sua conformazione e per la sua raccolta compostezza. In passato è sempre stato possesso di ricche famiglie pisane (Del Mosca, Lanfreducci) che vi hanno costruito edifici residenziali ed agricoli, che servivano per la gestione delle proprietà agricole. Oggi Noce è caratterizzato dalla presenza della piccola chiesa di San Domenico (datata 1639 dalla lapide sulla facciata), che non conserva niente d'interessante, e da una serie di edifici, organizzati intorno alla villa Lanfreducci-Upezzinghi, di probabile origine quattrocentesca ma profondamente rinnovata nel 1637, con grande cortile ornato da un finto bozzato ottocentesco. Nei dintorni si sviluppano altre fabbriche, già dei Lanfreducci.

Da Noce si può salire verso le pendici del monte Verruca, incontrando un ambiente naturale con olivi, cipressi, pini marittimi ed i classici muretti a secco (i tradizionali "grotti" che delimitano le balze di coltivazione degli olivi) che lasciano piano piano spazio alla bassa vegetazione che nasce sui terreni sassosi.

SAN GIOVANNI ALLA VENA

Il Borgo, posto a c.ca 3 Km verso sud est da Vicopisano, si sviluppa lungo le propaggini meridionali del Monte Pisano che lo limitano a Nord e l'Arno, che ne segna il limite meridionale. Le prime menzioni ufficiali sono in documenti del X sec. Il nome tradizionalmente viene fatto derivare da una presunta "vena" che si credeva d'oro o di qualche altro materiale ritenuto prezioso. Nella zona sin dal medioevo ebbero possessi molte famiglie pisane e tale abitudine si perpetuò anche nei secoli successivi, tant'è che ancora adesso sono visibili lussuose ville Sette-Ottocentesche appartenute ad importanti famiglie e spesso dotate di ampi parchi che le circondavano. Incerto è il suo ruolo nelle guerre fra Pisa e Firenze, anche se fino all'Ottocento vi esistevano ancora delle torri medievali, sebbene oramai abbassate e trasformate in abitazioni civili. Risulta invece che presso San Giovanni nel 1363 si sia svolta una battaglia tra le truppe pisane e quelle di Firenze, conosciuta nelle fonti come Battaglia del Bagno alla Vena.

La sua storia è sempre stata legata alla lavorazione della ceramica, che già nel XVI sec. era ben affermata nella zona. Sicuramente la scarsa estensione di terreno coltivabile spinse gli abitanti del luogo a cercare altre forme di sostentamento, che furono appunto rintracciate nella lavorazione della ceramica o "terra rossa" come veniva chiamata nei documenti del '500, anche per differenziarla dalla ceramica che proveniva da Montelupo, notoriamente a pasta bianca. La tradizione si è tramandata sino a noi ed ancora oggi sono relativamente numerose le imprese artigiane che si occupano di lavorazione della ceramica. Altro campo di azione che vede attivi gli artigiani sangiovannesi è la lavorazione artigianale del mobile, in analogia con il dirimpettaio territorio di Cascina.L'emergenza architettonica più rilevante del paese è costituita dalla Pieve di San Giovanni Evangelista, costruita a partire dal 1828 sulle fondamenta di un precedente tempio cinquecentesco (ma la prima testimonianza dell'edificio risale al 975). Tra le opere d'arte custodite al suo interno spicca la Croce dipinta da Enrico di Tedice nella seconda metà del Duecento (proveniente dalla chiesa del Castellare).Sul fianco sinistro della chiesa s'innesta l'oratorio della Compagnia del SS. Sacramento - ora adibito a magazzino - sul cui fianco esterno spicca un rilievo marmoreo con l'Annunciazione, datato 1639. Nelle vicinanze della pieve è posto l'oratorio di San Rocco che, come risulta attestato dall'iscrizione in facciata, venne costruito nel 1635 per volontà di Tedda Cascina. Attualmente è destinato a magazzino. Lungo le strade del paese sono situati tre tabernacoli marmorei seicenteschi, raffiguranti la Madonna col Bambino. Sulla piazza della Repubblica è situato il monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale, di Arturo Tomagnini. Nell'immediato circondario del paese sono situate diverse dimore gentilizie sette-ottocentesche di notevole rilievo, tra le quali meritano una citazione la Villa Lupi (ora Conti), e quella Rossoni-Mastiani, entrambe dotate di cappelle. In alto, sulla vetta della collina che sovrasta il paese, si trova l'oratorio di Santa Croce in Castellare, costruito nel 1656 probabilmente sulle fondamenta di un più antico edificio (secondo alcuni un castello), ma completamente riedificato nel 1723 e poi ancora intorno al 1818. Nel maggio 2017 un'accidentale esplosione ha seriamente danneggiato l'oratorio del Castellare.

ULIVETO TERME

Menzionato per la prima volta nel 975, e conosciuto sin dal Medioevo per le sue sorgenti termali si sviluppa fra le prime propaggini del Monti Pisani e la pianura creata dal corso inferiore dell'Arno, un ambiente fortemente caratterizzato da una contrapposizione di acque e di terra. Uno dei punti dove maggiormente è visibile tale dualismo è proprio la zona di Uliveto Terme, dove il Fiume ed il Monte sono distanti poche centinaia di metri e vengono a creare un forte contrasto, accentuato dalla loro differente natura: là dove il fiume scorre placido in una golena, il monte si erge improvviso e frastagliato, con fenomeni carsici ed erosivi, accentuati ancor di più dall'attività di escavazione che ha portato a nudo il cuore della montagna, creando pareti ripide ed a picco sull'abitato di Uliveto. Tale dualismo monte/pianura è sempre stata una delle caratteristiche che hanno contraddistinto la Storia di questo paese, caratterizzato da attività che per secoli hanno sfruttato le potenzialità economiche offerte da questi due ambienti così diversi e complementari: del Monte si sono sfruttate le cave per farne calcina; il Fiume è sempre stato mezzo di trasporto per eccellenza, collegamento vitale con Pisa, Livorno e Firenze, fonte di reddito per generazioni di Navicellai e Pescatori. Ma la zona di Uliveto è caratterizzata da un altro fenomeno che vede uniti terra ed acqua, il mondo minerale e quello liquido: le Acque Termali. La Fonte di questo paesino godeva di una certa fama già in un passato abbastanza remoto. Di lei si racconta in occasione del passaggio per Vicopisano delle truppe del Barbarossa, lungo la strada di Bientina. L'acqua dissetò le truppe imperiali stremate dalla lunga marcia. Già a quei tempi erano quindi noti gli effetti non solo dissetanti, ma anche salutari dell'acqua della fonte "il Bagno antico" come allora veniva chiamata. Spesso per riempire le fiasche, ci si doveva accodare alla lunga fila di persone che tornavano lì per i benefici avuti dal consumo di questo importante prodotto naturale. Della sua importanza ci rendiamo conto anche consultando gli atti della Repubblica Pisana del '200 che riportano l'edificazione di una "Balneum et Fontanam", che avrebbe avuto dei buoni effetti a livello del sistema digerente e più precisamente dei "catarri gastrici". Arrivando a tempi meno remoti, in un suo libro edito nel 1835 un noto medico, il Giuli, indicò chiaramente gli effetti benefici di quest'acqua. Nel 1910, considerata l'importanza benefica per la salute di quest'acqua, fu costruito il primo impianto di imbottigliamento della Società per Azioni "Acqua e Terme di Uliveto".

Dentro il giardino delle terme vi è la chiesa di San Martino al Bagno, edificata in conci di verrucano a vista con facciata a capanna e porta d'ingresso sul lato sinistro. La vicina chiesa di San Salvatore fu edificata dall'architetto Pietro Bernardini nel 1854-57, su commissione dei fratelli Benedetto e Andrea Upezzinghi, in sostituzione di una chiesa precedente ricordata a partire dal 1063, i cui resti sono ancora visibili sulla parte opposta della strada. A poca distanza è poi situata la chiesa della Santissima Annunziata, di probabile fondazione medievale, sebbene radicalmente ristrutturata in epoche successive, segnatamente nel XVIII secolo. Lungo la periferica via delle Fornaci è rintracciabile un tabernacolo in cui è rappresentata L'Annunciazione, datato 1686.

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